Il bingo italiano sotto attacco
Lo spettacolo le Iene, trasmesso sulla rete Italia uno, è uno degli spettacoli di attualità alternativa più seguiti dai telespettatori italiani. Nella trasmissione del 28 di aprile, proprio pochi giorni fa, il bingo è stato preso ferocemente d’attacco nell’ambito di un servizio sull’argomento dei giochi pubblici.
Per fare il servizio uno dei tre presentatori si finto giocatore di bingo per introdursi in una delle circa 300 sale bingo italiane. Seguito da un complice con una telecamera nascosta, comincia a dialogare e porre domande ai compagni di gioco vicini di tavolo.
La conclusione del servizio è chiara: il bingo è un gioco perdente. Nulla da stupirsi, visto che tutte le lotterie nazionali e istantanee servono allo stato per riempirsi le tasche, e danno ai giocatori percentuali di vincita irrisorie. Il bingo è relativamente ancora messo bene.
Il bingo, nel modo in cui è gestito, ridà il 58% degli incassi in vincite, e i restanti 42% sono divisi fra il gestore e l’erario. Sicuramente molto peggio della roulette che da al banco un vantaggio del solo 2,7%, ma molto meglio del lotto in cui la possibilità di fare 6 è di uno per diverse decine di milioni.
L’attacco al bingo è stato fatto in modo “scientifico”, invitando alla trasmissione un professore di statistica dell’Università la sapienza di Roma. A difesa del bingo si è pronunciato il presidente di Ascob, l’associazione che raggruppa tutte le sale bingo italiane.
Il presidente ha detto che nonostante il bingo sia un gioco perdente, non bisogna scordarsi che è un settore che crea circa 10 mila posti di lavoro. Noi pensiamo che comunque anche il settore dei giochi casino è un business come tanti altri, e ogni business per sopravvivere deve guadagnare. La questione è quanto.